La nostra storia, correva l’anno 2009

MILANO CHALLENGE 2009: CHI DI ARMLOCK FERISCE DI ARMLOCK PERISCE…

Partenza alle 8.30, veloce pausa colazione, strada scorrevole e alle 9.30 siamo al Palaiseo. Giro un po’ per il palazzetto con Fabrizio, poi vado a indossare il kimono e cerchiamo un posto per fare un po’ di riscaldamento. Lo troviamo in cima alle gradinate, sul duro, freddo e sporco pavimento perché l’area tatami è transennata e accessibile solo allo staff. Il tempo sembra non passare mai, e l’utopico orario di inzio delle lotte è già scaduto da almeno mezz’ora quando una voce da un megafono sembra dire qualcosa che assomiglia al mio nome…ascoltiamo meglio…prprLYkrkNzzX…non si capisce una fava ma sembra abbia detto Lynx, mi precipito, documento alla mano, in mezzo alla massa di cinture bianche davanti alle transenne e gli addetti mi accompagnano al tatami centrale dove mi aspetta, serena e tranquilla, la bilancia. Sta per iniziare la mia prima lotta della giornata…

Federico Tisi è l’arbitro, ci comunica alcune regole di base e, dopo l’indispensabile stretta di mano tra opponenti, impone il COMBATE.

Una volta stabilite le prese salto in guardia, l’avversario resta alto e riesco ad entrare con un’armlock…sono contentissimo e mi vedo già campione del Mundial 2010 cinto d’alloro e portato in trionfo dai grandi nomi del BJJ… dopo un secondo torno con i piedi per terra e penso che la seconda lotta sicuramente non sarà così facile.

Non so quanto tempo passa prima di sentire nuovamente il mio nome, sui tre tatami si avvicendano cinture bianche di tutti i pesi e non riesco a capire con che logica, cerco di tenermi caldo e aspetto, ma l’attesa è snervante.

Il mio avversario è un ragazzo che sembra molto giovane, della BJJ Alliance Italia ed è piuttosto in gamba, si classificherà secondo. Mi finalizza con un armlock iniziato dalla guardia e facilitato dal mio errore di portarmi troppo avanti col busto. Saluto, ringrazio arbitro e avversario e vado a farmi la doccia, mi sa che anche per il 2010 il Mundial lo salto…

Come ogni nuova esperienza anche questa mi ha aiutato a capire qualcosa, due per l’esattezza. La prima è che avere un obbiettivo per cui allenarsi porta ad aumentare la determinazione e l’impegno nell’allenamento che non sempre, lontano dalle gare sono al giusto livello. La seconda è che ho un problema con i “tempi di entrata in gara”, non trovo subito la giusta concentrazione e l’apertura mentale indispensabili fin dal primo istante.

Purtroppo per queste cose non credo si possano fare degli allenamenti se non partecipare a più eventi possibili, perciò iniziamo a pensare alla gara di submission del 20 dicembre e vediamo se è il caso di partecipare…

Colgo anche l’occasione per segnalare la buona organizzazione del torneo in oggetto che, nonostante qualche piccola critica nella gestione delle chiamate degli atleti, ha introdotto un ulteriore tocco di serietà in questo tipo di eventi.

SEE YOU ON TATAMI

by breeze /

Ciao ‘dragazzi, finalmente trovo il tempo di scrivere qualcosina; ma non prendeteci il vizio.

Prima cosa vorrei esprimere il mio rammarico per come si è interrotto bruscamente il corso. Purtroppo il povero Franco ha subito un bel danno in quanto nel giro di 10 minuti si è ritrovato con 15cm di acqua e fango in tutta la palestra. Il tutto grazie ad un cedimento di un intercapedine di scarico o qualcosa di simile (Sicuramente ci penserà lui a raccontarvi cosa è successo e solo come lui sa fare!).

In ogni caso, tracciando un bilancio, quest’anno è stato sicuramente positivo. Complessivamente sono aumentate le presenze in palestra, sia di nuovi iscritti che di praticanti di altre discipline che si sono appassionati alla nostra.

Ad essere proprio pignoli, unico neo rimane ancora lo scarso interesse, salvo rare eccezioni, all’esperienza agonistica. La chiamo deliberatamente “esperienza” in quanto ritengo che ognuno di voi, senza eccezioni, debba percorrere questa strada. L’obiettivo nel Jiu-Jitsu, almeno per quello che io cerco di trasmettervi, è al di sopra di ogni cosa la ricerca personale e, l’esperieza agonistica rientra in questa.

Per la prossima stagione vi preannuncio che ci sarà qualche cambiamento che son sicuro vi permetterà di potervi allenare meglio e con più profitto.

Nel frattempo mi congedo lasciandovi un bel progammino “cattivo” da seguire per tenervi in forma e “ricercare” un nuovo approcio all’allenamento atletico. A seconda del vostro credo religioso bastano 20/30 minuti al giorno per avere delle visioni mistiche.

Buone vacanze a tutti. SEE YOU ON TATAMI!

Skipp avanti gambe/braccia 1min

balzi laterali con ostacolo DX/SX 1min

trazioni alla sbarra presa larga 1min

parallele o piegamenti sulle braccia 1min

Addominali alla sbarra 1min

2 minuti di riposo e ripetere più volte fino alla visione mistica sopra menzionata

TORINO, 22 MARZO 2009: MICHELE

by michele /

Dopo aver rotto le scatole a tutti i miei compagni di allenamento per convincerli a scrivere un post sulle proprie esperienze, ecco finalmente il mio turno… e quale migliore occasione di questa?

La gara si è svolta il 22 marzo 2009, presso il palazzetto di via Plava a Torino, eravamo circa 180 partecipanti, l’organizzazione è stata buona e il clima era piuttosto disteso, senza particolari scenate o gratutiti insulti di individui poco educati a cui abbiamo dovuto assistere in eventi scorsi.

Premetto che sono uscito al primo turno e che questo post non è un tentativo di giustificare un risultato negativo ma vuole invece essere il racconto di un’esperienza che ritengo sia stata piuttosto positiva.

Infatti credo che in una gara ciò che conta non sia soltanto il risultato che si ottiene in 5 minuti di lotta, ma è molto più importante e formativo il periodo di preparazione precedente e il lavoro di “revisione” successivo. Ritengo anche interessante, come “allenamento psicologico”, cercare di gestire la tensione emotiva che si avverte nei giorni precedenti l’incontro. Dal mio punto punto di vista ho notato che all’inizio della preparazione (circa tre settimane prima) ero molto determinato e lucido, anche nelle altre attività quotidiane, e l’idea della gara era una spinta in più, gli ultimi giorni invece era diventata un’idea fissa che spesso mi distoglieva dalle normali attività quotidiane. Credo che questa apprensione sia dovuta principalmente all’inesperienza, e al carico di aspettative che avevo riposto su quella che, probabilmente, sarebbe stata l’unica attività agonistica per quest’anno. Inoltre la dieta per rientrare in categoria e l’allenamento intenso e continuo hanno dato il loro contributo.

Il mio avversario era un ragazzo dell’accademia Tribe, una cintura bianca che aveva una preparazione pari alla mia, nel senso che la lotta è stata abbastanza equilibrata: lui è partito infliggendomi sette punti(non di sutura eh!) che sono riuscito a recuperare, sul sette a sette è riuscito a prendermi la schiena e mancavano una trentina di secondi alla fine. In questo istante ho capito di aver perso il match, è stata una sensazione netta, precisa, forse perché ci avevo creduto veramente dopo aver riportato il punteggio in parità. Ho provato ad uscire in qualche modo ma ormai ero rassegnato e infatti dalla posizione in cui era il mio avversario è riuscito a entrare con uno strangolamento al bavero. Complimenti a lui!

TORINO JIU JITSU CHALLENGHE 2009. – IL MIO PRIMO INCONTRO.

by Matteo Bianchi /

E’ passata quasi una settimana dal mio primo combattimento di BJJ: così ora ne posso parlare con il dovuto distacco.

Sono approdato al Jiu Jitsu in un periodo in cui ero alla ricerca di una disciplina per la difesa personale, e col tempo la disciplina si è trasformata in un passatempo che unisce il gioco all’attività fisica.

Non pensavo che sarei mai andato a fare una gara. Una competizione è ben lontana dallo spirito con cui vado in palestra. Ci devi mettere un po’ di cattiveria, se vuoi vincere. Oppure basta la grinta?

Perché mi sono iscritto, non lo so. E senza saperlo mi sono trovato al momento fatidico, con il mio avversario di fronte. “Che faccia da bravo ragazzo” ho pensato. “Ma perché uno dei due deve perdere? In fondo non ci conosciamo neppure”.

Comunque ormai ero lì, non potevo più tornare indietro.

Cinque minuti, è quanto dura un incontro. Ma per me sono durati un’eternità. Perché anche se nel BJJ è difficile procurarsi dei traumi, l’emozione del primo confronto è tanta. Così tanta, che il tempo si dilata in modo pazzesco.

Ancora adesso mi stupisco di come dieci secondi di filmato siano stati vissuti come tre o quattro volte più lunghi. E poi, sempre per la tensione, diventi rigido come uno stoccafisso e la bocca si secca come se avessi bevuto la sabbia del deserto a mezzogiorno.

L’incontro, fino al terzo minuto, si è svolto senza che nessuno dei due dominasse l’altro. Ma avevo già consumato tutte le mie energie. Non ne avevo più. Volevo solo che tutto finisse in fretta per distendermi a respirare con calma.

Avevo fame d’aria.

La stanchezza mi ha fatto perdere più di un paio di ghiotte occasioni, ma le ho notate solo sul filmato. Insomma: il fiato e la tecnica sono le prime cose che devi avere quando sali sul tatami. E io non avevo più né l’una né l’altra.

Così, per farla breve, ho perso l’incontro. Ma è stata una bella esperienza.

Mi ha fatto venire voglia di allenarmi ancora di più, di mettermi ancora alla prova, e magari di provare qualcosa senza kimono.

Che a me il kimono non è mai piaciuto. Ma questo è un altro discorso.

P.S. ovviamente, complimenti al mio avversario.

 

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